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“EFFATÀ!”, cioè “Apriti”
Lunedì 26 Febbraio 2018 12:44

 

“L’ARTE DEL BUON VICINATO”

“L’arte del buon vicinato comincia con uno sguardo. Ecco: mi accorgo che esisti anche tu, mi rendo conto che abiti vicino. Mi accorgo che hai delle qualità e delle intenzioni buone: anche tu vorresti essere felice e rendere felici quelli che ami. Mi accorgo che hai bisogno, che sei ferito: anche tu soffri di quello che mi fa soffrire. Il buon vicinato comincia con uno sguardo… Io invito tutti gli uomini e le donne a rivolgere ai vicini di casa, agli abitanti del quartiere uno sguardo “straordinario”, libero dal sospetto e dal pregiudizio, che dichiari disponibilità all’incontro, all’intesa, alla prossimità.

 

L’arte del buon vicinato pratica volentieri il saluto e l’augurio, il benvenuto e l’arrivederci. Il saluto si propone con discrezione, ma detesta l’indifferenza; il saluto non chiede nulla, ma offre una possibilità di incontro, un inizio, incerto e fragile, promettente e stimolante; il saluto è un’attenzione semplice che può abbattere mura e offrire un appiglio per uscire dalla solitudine; il saluto, specialmente per i cristiani che sono abituati a scambiarsi il segno della pace durante la messa, è un segno doveroso di quel vicinato che coltiva il desiderio della fraternità.

L’arte del buon vicinato si esprime in forme di rispetto e attenzione che non si accontentano delle regole della buona educazione, che in certi contesti sarebbe già un enorme progresso, ma si dispone a quelle piccole premure che sono provvidenziali per chi è solo, per chi è anziano, per chi soffre di particolari limiti di mobilità o di comunicazione.

L’arte del buon vicinato esercita una spontanea vigilanza sull’ambiente in cui si vive e su quanto vi accade. Il “buon vicino” rifugge dalla curiosità invadente e pettegola, ma familiarizza con il contesto, ne custodisce l’ordine, pone rimedio al disordine, non tollera lo squallore, provvede, se può, ad abbellire e a riparare.

Non si accontenta di una porta blindata per garantirsi la sicurezza, ma si sente rassicurato dalle relazioni di reciproca attenzione che si sono stabilite e sono state custodite.

L’arte del buon vicinato è fantasiosa nel creare occasioni per favorire l’incontro, condividere la festa di chi si sposa, la gioia per la nascita di un figlio, il dolore e il lutto delle famiglie ferite dalla morte e dalle disgrazie. Si inventa il modo per lo scambio degli auguri di Natale e delle feste di altre tradizioni religiose: il vicinato scrive il suo calendario.

(+ don Mario Delpini, Arcivescovo)

 


 

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