Spirito “paràclito”: cioè? Stampa

Nel Vangelo di Giovanni proposto in questa domenica si parla dello Spirito come di «un altro Paraclito». Questo crea immediatamente un legame con «il primo Paràclito» che evidentemente è Gesù stesso.

Basta leggere la Prima lettera di Giovanni per cogliere questa corrispondenza. Infatti in 1Gv 2,1 si legge: «Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto».

Nel testo greco il termine è il medesimo che nel brano evangelico di questa domenica si riferisce allo Spirito. Lo Spirito e Gesù sembrano quindi avere la medesima funzione riguardo ai credenti: entrambi sono “dalla loro parte”. Infatti paràkleton, che nella vecchia traduzione CEI veniva tradotto a volte con “consolatore” (Gv 14,16.26; 15,26; 16, 7) e una con “avvocato” (1Gv 2,1), indica la figura di chi sta dalla parte di qualcuno e agisce «in favore di». Per questo ora che Gesù sale al Padre «un altro Paràclito» sarà inviato ai discepoli.

Tuttavia, quest’altro Paràclito non avrà una funzione autonoma rispetto a quella del primo. Infatti se guardiamo cosa dice Giovanni di questo secondo Paràclito, vediamo che la sua azione è sempre in rapporto con Gesù. Egli (14,16) rimarrà presso i discepoli per sempre. Si tratta di una presenza che accompagna costantemente e in ogni tempo la vita della Chiesa. Nel cammino della comunità dei discepoli di Gesù c’è una presenza che continua e tale presenza è lo Spirito.

Però la presenza di questo «Paràclito» (Gv 14,26) nel suo rimanere con i discepoli di Gesù avrà la funzione di insegnare ogni cosa e di ricordare tutte le parole di Gesù: «il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Il suo compito quindi non sarà quello di fare una nuova rivelazione, di aggiungere qualcosa alla manifestazione di Dio che è stata fatta da Gesù con la sua vita e la sua Pasqua, ma quella di renderla presente e attuale in ogni istante della vita della Chiesa.

Inoltre, non si tratterà di una azione esteriore, ma interiore: le parole di Gesù non saranno più udite dai discepoli ma saranno poste nel loro intimo dallo Spirito…

Questo tema viene ripreso in Gv 16,13: «lo Spirito di verità, vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future». Compito dello Spirito è guidare alla verità tutta intera. Ma noi sappiamo che la Verità nel Vangelo di Giovanni non è qualcosa di razionale, ma è la rivelazione di Dio che si è manifestata in Gesù, nel Verbo fatto carne, l’esegeta del Padre. In fondo la Verità non è altro che Gesù stesso. Lo Spirito, il Paràclito, dovrà guidare i credenti alla pienezza della rivelazione di Gesù, anzi alla pienezza di Gesù. Lo Spirito è colui che traccia suo volto della Chiesa di ogni tempo i medesimi tratti del volto di Cristo, che rende la Pasqua di Gesù evento attuale nella vita della Chiesa.

Anche in Gv 15,26 dove si usa nuovamente il termine “Paràclito”, si afferma il legame profondo tra Gesù e lo Spirito. Infatti si dice che lo Spirito è colui che «rende testimonianza a Gesù». Lo Spirito è «il martire» (testimone) di Gesù, è colui che rende possibile nella vita della Chiesa ogni testimonianza, ogni «martirio». Nella vita di ogni martire della storia della Chiesa si è resa tangibile questa presenza dello Spirito che rende «pasquale» la vita dei discepoli e delle discepole di Gesù conformandola pienamente a quella del loro maestro. Quando la Chiesa celebra un martire in fondo celebra proprio la presenza della Pasqua resa interiore alla vita di un discepolo di Cristo: non celebra qualcosa di diverso da ciò che si celebra nel Triduo pasquale, ma la medesima realtà che, grazie al dono pasquale dello Spirito, è divenuto carne e sangue nell’esistenza concreta di un discepolo di Gesù, nella Chiesa