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La conversione del cuore: lasciarsi cambiare dalla Parola
Sabato 19 Settembre 2026 12:17

Carissimi fratelli, mi piace fermarmi con voi a riflettere sul nostro cuore, il cuore cristiano.

C'è un momento, nella vita di ogni credente, in cui la fede smette di essere un insieme di pratiche e diventa un incontro. È il momento della conversione del cuore: non un evento isolato, ma un cammino continuo in cui la Parola di Dio non resta più sulla pagina, ma comincia a scavare, a interrogare, a trasformare. Troppo spesso ci accostiamo alle Scritture come a un testo da conoscere, da studiare, magari da citare al momento giusto, a volte, neppure lo ricordiamo alla fine della messa. Ma la Parola di Dio non chiede anzitutto di essere compresa: chiede di essere ascoltata, accolta. È viva, dice la Lettera agli Ebrei, "più tagliente di ogni spada a doppio taglio" — capace di raggiungere le pieghe più nascoste del cuore, quelle che nemmeno noi conosciamo bene. Quando ci esponiamo davvero ad essa, qualcosa in noi non può restare come prima. Ed è qui che nasce la vera domanda: che cosa cambia, in me, dopo aver ascoltato? Se la risposta è "nulla", forse abbiamo solo sfiorato il testo senza lasciarci toccare. La conversione autentica non è un'emozione passeggera del cuore durante la Messa della domenica: è la decisione quotidiana di lasciare che il Vangelo riscriva le nostre priorità, i nostri giudizi, il nostro modo di amare.

E qui arriviamo al cuore della testimonianza cristiana. Nessuno può parlare credibilmente di un amore che non ha mai sperimentato. Il cristiano non è chiamato anzitutto a spiegare la fede, ma a mostrarla — ad essere, prima ancora che maestro, testimone. Testimone significa aver visto, aver toccato con mano, aver lasciato che quell'amore di cui parla il Vangelo diventasse carne nella propria storia: nelle ferite guarite, nei perdoni ricevuti e donati, nelle notti in cui quella presenza non ha lasciato soli. È da questa esperienza vissuta, e non da un discorso imparato, che nasce una testimonianza capace di attirare. Il mondo non ha bisogno di altre parole sul cristianesimo: ne ha già sentite tante, spesso vuote. Ha bisogno di incontrare persone che, vivendo diversamente, facciano sorgere una domanda: perché sei così? Da dove viene questa pace, questa capacità di amare anche chi non lo merita, questa libertà da correre dietro alle cose che tutti inseguono? È la bellezza, prima ancora dell'argomentazione, a convertire. Fëdor Dostoevskij scriveva che "la bellezza salverà il mondo": ed è quella bellezza che si vede in chi ha lasciato che l'amore di Dio diventasse il proprio modo di stare al mondo. Non persone perfette, ma persone vere, trasparenti, che lasciano intravedere qualcosa di più grande di loro stesse.

Che questo tempo sia allora l'occasione per tornare alla Parola non come a un dovere, ma come a una sorgente. Per lasciarci ancora sorprendere, ancora scomodare, ancora cambiare. Perché solo un cuore realmente convertito può generare una testimonianza che non convince con le argomentazioni, ma conquista con la vita.

Vi porto anche i saluti del nostro parroco don Sergio, il quale sta continuando le sue cure per guarire, ora si trova a Legnano. Se lo desiderate scrivetegli pure, ma non andate a trovarlo, il rischio che possiamo portare qualche batterio non è di certo il suo bene attuale, grazie.

Buona domenica a tutti

don Massimiliano

 

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