|
Halloween non è solo caramelle |
|
|
|
|
Dalle maschere dei bambini al ricordo dei santi e dei nostri cari
Quale valore ha per noi questo giorno?
In questi giorni le nostre strade si riempiono di piccoli fantasmi, streghette e zucche sorridenti: i bambini suonano ai campanelli e tornano a casa con il sacchetto pieno di caramelle. Lasciamoli divertire, senza guardare con sospetto la loro allegria. Poi, ai primi di novembre, le strade cambiano volto: mazzi di fiori, lumini accesi, i cancelli del cimitero aperti più a lungo. È facile lasciarsi guidare dall’abitudine, o fermarsi alle maschere. Ma per noi cristiani vale la pena chiedersi: quale valore ha, per noi, questo giorno? La risposta è nascosta proprio nel nome Halloween, che viene da “All Hallows’ Eve”: la vigilia di Tutti i Santi. Uomini e donne che hanno vissuto la fede nella vita di ogni giorno e proprio lì hanno lasciato trasparire la bellezza del volto di Dio. Non eroi irraggiungibili, ma persone come noi. Forse qualcuno lo abbiamo conosciuto davvero: aveva il sorriso paziente di un nonno, le mani operose di una mamma, la fedeltà silenziosa di un amico. Santi della porta accanto, che ci hanno mostrato una strada aperta a tutti. Così, quasi senza accorgercene, il giorno dopo il pensiero scivola da quei santi ai nostri cari. Il cuore si riempie di nomi e di volti: un ricordo delicato, a volte ancora doloroso, ma prezioso, perché custodisce un amore che non si è spento. Questo ricordo trova la sua casa più vera nella Messa. Quando vi portiamo una persona cara, in questi giorni come durante l’anno, nella comunione dei santi chi è in cammino e chi vive già in Dio si ritrovano attorno allo stesso altare. E il nostro ricordo, deposto lì insieme al pane e al vino, diventa un grazie al Signore per il dono che quella persona è stata. Ma un ricordo così non può spegnersi con l’ultimo lumino. C’è un gesto semplice e bellissimo che la nostra tradizione ci consegna: far celebrare una Messa per i nostri cari anche durante l’anno, nel giorno di un anniversario, di un compleanno o semplicemente quando sentiamo forte la loro mancanza. Sentire pronunciare il loro nome durante la celebrazione, davanti a tutta la comunità, è come dire: non ti abbiamo dimenticato. In quel momento il nostro affetto non resta chiuso dentro di noi, ma viene affidato al Signore e condiviso con chi prega accanto a noi. È un modo concreto per continuare a portarli nel cuore, per lasciare che la loro presenza accompagni il nostro cammino, e per vivere il bene che ci hanno insegnato. È così che restano vivi in noi. Ecco il valore di questo giorno, che va ben oltre le caramelle: ci ricorda che la strada dei santi passa anche dalle nostre case, che chi abbiamo amato non è perduto, e che l’amore affidato a Dio non finisce mai. Viviamo bene questi giorni: partecipiamo alle Messe, visitiamo i nostri cimiteri, fermiamoci in preghiera davanti ai nomi che ci sono cari. Don Massimiliano |
|
|
Non temere: lo sguardo del cristiano sul domani |
|
|
|
|
Prosegue il nostro cammino nell'ottobre missionario. Prezioso, per la riflessione di questa settimana, è stato l'incontro di mercoledì sera in oratorio con Padre Daniele Moschetti, missionario comboniano in partenza per il Sud Sudan: una testimonianza che ci ha aiutato a guardare il mondo con occhi più larghi e a sentirci parte della missione della Chiesa. A lui il nostro grazie e la nostra preghiera per il cammino che lo attende.
Guerre, tensioni tra i popoli, crisi, persone costrette a lasciare la propria terra: davanti a tutto questo è facile lasciarsi guidare dalla paura. Ma la paura restringe lo sguardo, chiude le porte e fa vedere nell'altro una minaccia.
Il rischio è che faccia tremare anche l'animo cristiano, fino a farci dimenticare che siamo figli amati da un Padre che non abbandona. «Non temere, perché io sono con te» (Is 41,10): è la promessa che attraversa tutta la Scrittura. «Nell'amore non c'è timore» (1Gv 4,18): chi si sa amato può guardare il futuro con fiducia.
Da questa fiducia nascono scelte mature, che diventano vita. Anche nelle scelte sociali e politiche il cristiano non si lascia guidare da slogan e paure, ma si informa, si confronta e mette al centro la dignità di ogni persona e il bene comune, con uno sguardo aperto sul mondo e sui migranti. Nel quotidiano questa fiducia si fa vicinanza: conoscere le famiglie arrivate da lontano, accogliere i loro figli in oratorio, sostenere la Caritas e le missioni, usare parole che uniscono. L'amore ricevuto chiede di essere restituito: «Ero straniero e mi avete accolto» (Mt 25,35).
Affidiamo al Signore il nostro parroco don Sergio, ricoverato in ospedale, perché gli doni forza e serenità, e con lui tutti gli ammalati delle nostre comunità e le loro famiglie.
Don Massimiliano |
|
Sarebbe bello poter sognare un mondo perfetto, invece ogni sera la televisione porta nelle nostre case immagini di guerra e di dolore. Soprattutto occhi: stanchi, spaventati, e tra tutti quelli dei bambini, che ci interrogano senza parole. Il rischio è abituarci, cambiare canale, lasciare che il cuore smetta di sentire.
L'Ottobre Missionario ci chiede uno sguardo diverso, quello del fratello, ci chiede di risvegliare il nostro cuore e la nostra sensibilità aprendosi alla bontà. Come il Buon Samaritano, che vide l'uomo ferito e si lasciò toccare, anche noi siamo chiamati a permettere che ciò che vediamo scenda nel cuore.
Specchiarci negli occhi di chi soffre ci aiuta anche a riconoscere quanto abbiamo ricevuto: una casa, il cibo, la scuola, la libertà di ritrovarci in chiesa e in oratorio. Non sono meriti, sono doni, e diventano gratitudine e responsabilità.
Ma cosa possiamo fare noi in questo mondo? Nel nostro piccolo possiamo fare molto: pregare, affidando a Maria nel Rosario i popoli che soffrono e i missionari che stanno loro accanto; sostenere con un'offerta la Giornata Missionaria Mondiale; accorgerci di chi è in difficoltà vicino a noi. È così che restiamo vivi e non diventiamo insensibili.
Un saluto affettuoso va al nostro parroco, don Sergio, ancora in ospedale: la comunità gli è vicina con la preghiera e l'affetto. Con lui ricordiamo tutti gli ammalati, perché possano presto tornare nelle loro case, tra le persone che vogliono loro bene.
Buon Ottobre Missionario a tutti!
don Massimiliano |
|
PARTIRE O ACCOGLIERE? IL CUORE APERTO DELLA MISSIONE |
|
|
|
|
Ottobre è il mese missionario. Una parola che ci fa pensare a terre lontane e a chi è partito per annunciare il Vangelo, e la Chiesa ha bisogno di loro come dell'aria. Ma oggi la missione comincia anche sulla porta di casa: il mondo, con i suoi volti e le sue fatiche, è venuto da noi. Siamo missionari quando partiamo, ma anche quando apriamo. Al centro c'è sempre un volto. "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25). Il fratello è chi mi assomiglia, ma soprattutto chi non mi assomiglia: lo straniero, l'anziano solo, il ragazzo che in oratorio resta in disparte, la famiglia che fatica e si vergogna a chiedere. Accoglierlo significa prima di tutto guardarlo con il cuore di Gesù, uno sguardo che ama prima di giudicare. Poi sostenerlo con gesti concreti, e restargli vicino anche quando non si può risolvere tutto. La Chiesa oggi si sente "in uscita", chiamata ad andare incontro più che a difendersi. E ogni battezzato è missionario: per il vicino che in chiesa non viene più, la Chiesa sei tu, con il tuo saluto, la tua pazienza, la tua parola buona. In questo mese siamo invitati anche all'offerta per le missioni. Quanto raccoglieremo nella Giornata Missionaria Mondiale sarà destinato alle Pontificie Opere Missionarie, che a nome del Papa sostengono le giovani Chiese di tutto il mondo. Non è una goccia nel mare: ogni offerta confluisce in un unico fondo di solidarietà universale, segno che ci sentiamo davvero un'unica famiglia. La missione è il segno di un cuore aperto. Il suo contrario sono le chiusure e la paura del diverso, che spesso abitano anche dentro di noi. Ma diciamocelo con franchezza: la paura e la chiusura non fanno vivere e non ci fanno essere cristiani, perché Dio entra sempre attraverso il fratello, soprattutto quello che non ci aspettavamo. Infine, un pensiero per il nostro parroco, don Sergio, ancora ricoverato in ospedale. Gli facciamo arrivare tutto il nostro affetto e lo affidiamo ogni giorno al Signore e a Maria, Salute degli infermi. Con lui preghiamo per tutti gli ammalati della nostra comunità e per chi li assiste: anche questa è missione.
Buon cammino a tutti, con il cuore aperto.
Don Massimiliano
|
|
Ci sono giorni che una comunità non organizza: li riceve. Il nostro Pietro, viene ordinato diacono, primo passo verso il sacerdozio che riceverà tra pochi mesi.
Non capita spesso. Oggi le ordinazioni sono rare, e molte parrocchie passano anni senza vedere un proprio figlio scegliere questa strada. Per questo vale la pena fermarsi e vivere fino in fondo questo momento: chi c'era lo porterà nel cuore per sempre.
Una vocazione non nasce dal nulla. Nasce in una famiglia, ma anche in una comunità: nei catechisti, negli educatori, nelle Messe della domenica, nelle preghiere di tanti. In questo “sì” c'è un po' di ognuno di noi. È il segno che la nostra comunità è ancora capace di generare.
Stringersi attorno a Pietro significa dirgli che non cammina da solo. Partecipiamo, fermiamoci a festeggiare, portiamo i nostri figli e preghiamo per lui, perché sia un pastore secondo il cuore di Dio, e perché altri giovani trovino il coraggio di rispondere alla stessa chiamata.
In questa gioia il nostro pensiero va anche a don Sergio, ancora in ospedale per proseguire le cure. Lo sentiamo vicino in un giorno così importante per la parrocchia. A lui il nostro abbraccio e la nostra preghiera, perché possa presto ristabilirsi e tornare a fare festa con noi. - Buon cammino don Massimiliano |
|
|
|
|
|
|
Pagina 1 di 67 |